14/03/2019
Salario minimo, solo per contratto

In audizione al Senato Confprofessioni rilancia il ruolo fondamentale della contrattazione collettiva nel campo delle retribuzioni. Preoccupa il silenzio legislativo sull'equo compenso ai professionisti

No al salario minimo legale. Sì alla contrattazione collettiva, come unica strada percorribile per far decollare il salario minimo. È chiara la posizione di Confprofessioni sulle proposte di legge sul salario minimo legale in discussione in questi giorni a Palazzo Madama. Intervenuta il 12 marzo scorso in audizione presso la Commissione lavoro del Senato, la Confederazione presieduta dal presidente Gaetano Stella ha sottolineato le criticità di un intervento legislativo sui salari calato dall'alto, ribadendo la centralità dei contratti che servono, in particolare, a «regolamentare le retribuzioni in maniera differenziata a seconda delle posizioni occupate e nell’ambito di una ampia cornice di istituti e diritti contrattuali».

 

Secondo Confprofessioni una determinazione del salario minimo potrebbe rappresentare il tassello di un intervento normativo più ampio per promuovere l'integrale applicazione dei contratti collettivi e al tempo stesso per semplificare il quadro che regola la contrattazione collettiva, i parametri di misurazione della rappresentatività datoriale e sindacale e i cosiddetti perimetri contrattuali. Temi sui quali si sta già lavorando al Cnel, ha ricordato Confprofessioni.

 

Tuttavia, se può essere condivisibile un intervento sui salari dei lavoratori dipendenti, non si comprende il silenzio assordante sull'equo compenso per i professionisti. La pubblica amministrazione continua infatti ad affidare incarichi ed emanare bandi per prestazioni professionali a titolo gratuito. Un fenomeno che ha raggiunto dimensioni inaccettabili e lesive della dignità dei professionisti, dopo che il Ministero dell’Economia e delle Finanze, lo scorso 27 febbraio, ha emanato un avviso pubblico di manifestazione di interesse per incarichi di consulenza a titolo gratuito. Secondo Confprofessioni la misura è colma e il problema va affrontato subito e in maniera decisa dal Parlamento.