ANF | 04/02/2019
Pansini: Ancora caos sulle elezioni forensi

L’Associazione nazionale Forense denuncia il fallimento della legge ordinamentale del 2012 e ribadisce il limite del doppio mandato. Di seguito il comunicato stampa dell’associazione

«Una nuova configurazione delle rappresentanze istituzionali dell’avvocatura, alla luce dell’incandidabilità e dell’ineleggibilità ai consigli degli ordini circondariali forense dopo due mandati consecutivi, può essere un ‘shock salutare’ per la categoria - dichiara il segretario generale dell’Associazione Nazionale Forense Luigi Pansini -. Oggi, però, sussistono situazioni gravi, riportate anche sui quotidiani a diffusione nazionale, che si sono create proprio a causa della resistenza degli incandidabili: basti vedere cosa è successo, per esempio, a Roma, a Brescia e a Catania o a Santa Maria Capua Vetere, dove i candidati esclusi dalla competizione si sono comunque fatti votare dagli iscritti all'albo. È ancora caos e sono episodi che minano la credibilità dell'avvocatura a livello locale e nazionale e agli occhi del cittadino e che non restituiscono di certo l’immagine dovuta dell'avvocato quale baluardo e sentinella del diritto».

 

«Questa situazione a tratti paradossale - continua Pansini - fa sembrare molto lontani nel tempo l'inaugurazione dell'anno giudiziario al Consiglio Nazionale Forense, un anno fa e con la presenza del Presidente della Repubblica, e l’ultimo congresso nazionale forense di ottobre scorso, improntato sul principio dall'avvocato in Costituzione. È vero che in molte realtà circondariali i candidati che risultavano aver già svolto due mandati consecutivi hanno fatto un passo indietro consentendo lo regolare svolgimento delle operazioni elettorali, ma è anche vero che preoccupano i numerosi ricorsi già pendenti dinanzi al Consiglio Nazionale Forense. Chi si ostina in una difesa a oltranza della sua indispensabilità continua a delegittimare l’intera avvocatura, il suo ruolo e le sue funzioni agli occhi della politica, della società, del cittadino e di tutti i colleghi. Purtroppo, anche questa volta si dovranno attendere le pronunce della Corte di Cassazione dopo il presumibile rigetto dei ricorsi da parte del Consiglio Nazionale Forense».

 

«Ed è proprio il Consiglio Nazionale Forense a rappresentare la punta dell’iceberg di questo pasticcio legato alla governance dell’avvocatura. A decidere i ricorsi in primo grado sarà ancora una volta un soggetto che non è immune dalle censure rivolte dalla Corte di Cassazione con la pronuncia sul limite del doppio mandato. Infatti, non vi sono motivi per escludere che il divieto del doppio mandato, nei termini illustrati dai giudici di Piazza Cavour, si applichi anche al CNF. A ciò si aggiungano il divieto normativo per uno stesso ordine circondariale di esprimere per più di due volte consecutive un componente del CNF, la possibile estensione di tale divieto anche agli ordini appartenenti a distretti con più di diecimila iscritti, la necessità di stabilire se all’elezione dei componenti del CNF debbano essere gli ordini scaduti al 31.12.2018 o quelli eletti nell’attuale tornata elettorale e, infine, l’inopportunità di una composizione della commissione ministeriale con la designazione dei suoi componenti da parte dello stesso Consiglio Nazionale Forense e la loro individuazione tra ex consiglieri nazionali e difensori di fiducia dell’istituzione forense nazionale».