La profezia che si autoavvera e l’influenza delle aspettative | Confprofessioni
PLP | 29/07/2020
La profezia che si autoavvera e l’influenza delle aspettative

Undicesimo contributo della rubrica Spazio Psicologico a cura di PLP

di Elisa Mulone
Psicologa e psicoterapeuta
Presidente Nazionale PLP

 

Secondo diversi studi condotti in Psicologia sociale le aspettative che si nutrono nei confronti di persone o gruppi influenzano non solo la percezione che quella persona o gruppo ha di sé ma anche i relativi comportamenti messi in atto, determinando una conferma dell’aspettativa stessa. Quando le aspettative che una persona nutre nei confronti di un’altra si realizzano poiché sollecitano comportamenti in grado di confermarle, ci troviamo di fronte a quella che viene chiamata “profezia che si autoavvera” o profezia che si autoadempie. Come opera questo processo?

 

 

Le persone nutrono aspettative rispetto ad un'altra persona → questo influenza il modo di agire nei suoi confronti → le attese influenzano la risposta della persona che adotterà comportamenti coerenti alle attese → le attese si realizzano.

 

 

La maggior parte di noi non è consapevole dell’influenza che può avere sugli altri e dell’influenza che gli altri possono avere su di noi, ma vale la pena di approfondire questo argomento per le importanti ricadute che può avere sia a livello scolastico che lavorativo.

 

 

In ambito scolastico i ricercatori hanno molto studiato le implicazioni delle aspettative degli insegnanti sulle prestazioni dei propri studenti. Le aspettative possono essere basate su categorie sociali come il genere, la razza, la classe sociale, o su caratteristiche personali come l’aspetto fisico più o meno gradevole Ad esempio, sempre secondo ricerche scientifiche, la bellezza fisica suscita aspettative positive ed è associata a caratteristiche positive. L’influenza delle aspettative a scuola è stata messa in luce da due ricercatori americani, Robert Rosenthal e Lenore Jacobson che, in un esperimento risalente al 1968, videro come gli insegnanti che ritenevano di trovarsi di fronte a studenti più meritevoli, capaci e reattivi, tendevano a essere più empatici, accoglienti, a insegnare loro più cose, a rispondere più volentieri alle domande poste e a offrire più opportunità creando un clima sereno e migliore per l’apprendimento. Nello studio condotto dai due ricercatori gli insegnanti di una scuola elementare americana erano portati a credere, all'inizio dell'anno scolastico, che alcuni dei loro allievi erano più promettenti di altri. Venne fatto credere loro che queste predizioni fossero basate su test cognitivi somministrati agli allievi al termine del precedente anno scolastico. In realtà, gli studenti definiti più promettenti erano stati scelti a caso e, quindi, i due gruppi di alunni erano probabilisticamente equivalenti e differivano solo nella percezione e nelle aspettative dei loro insegnanti.

Durante l’anno scolastico gli insegnanti osservarono che, questi bambini (scelti a caso!) avevano fatto più progressi degli altri. Alla fine dell’anno scolastico Rosenthal e Jacobson esaminarono tutti gli studenti somministrando un test di intelligenza i cui risultati confermarono l’influenza della profezia che si autoavvera: gli studenti che erano stati etichettati come promettenti mostrarono dei punteggi maggiori rispetto agli altri.

Secondo i due ricercatori, inconsapevolmente gli insegnanti si sono posti in maniera più accogliente e, trasmettendo approvazione attraverso il canale comunicativo non verbale, il tono di voce, l’espressione del viso, il modo di fare e la posizione del corpo, hanno passato agli studenti le proprie aspettative.

 

 

È importante tenere presente che le nostre aspettative possono influenzare radicalmente le nostre relazioni con gli altri, e viceversa, sia in ambito personale che lavorativo. Infatti, la profezia che si autoavvera opera anche nel mondo del lavoro a più livelli. Aspettative favorevoli possono portare ad un miglioramento nelle prestazioni dei collaboratori mentre aspettative sfavorevoli possano portare ad un peggioramento. Monitorare questo processo può non essere facile perché si basa sui nostri schemi mentali e su stereotipi consolidati. Ma conoscerne i meccanismi può essere utile per promuovere una riflessione critica e gestirlo in maniera più efficace.