15/05/2017
La nuova rivoluzione industriale, quale impatto su governi e imprese?

Lo scorso 10 maggio al Mise è stato presentato il rapporto Ocse sugli effetti delle nuove tecnologie in vari ambiti, inclusa l’occupazione

Lo scorso 10 maggio, presso la sede del Ministero per lo Sviluppo economico, funzionari ed esperti si sono incontrati per discutere della valutazione politica ed economica di medio termine dell’impatto delle nuove tecnologie nell’ultimo biennio, contenuta nel documento dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) dal titolo “La Nuova Rivoluzione industriale: implicazioni per i governi e per le imprese". Presenti come relatori il Viceministro, Teresa Bellanova, il Direttore generale per la politica industriale, la competitività e le PMI del Ministero, Stefano Firpo, il Direttore Scienze, Tecnologie e Innovazione dell’OCSE, Andy Wyckoff e alcuni sherpa del G7 e G20.

 

Tra i temi oggetto di analisi, le conseguenze delle tecnologie emergenti per il mercato del lavoro, il ruolo dei governi nazionali nel monitorare e gestire sia rischi e incertezze che quelle comportano, sia specifiche misure e politiche di adeguamento.

L’attuale contesto richiede azioni efficaci in materia di mobilità del lavoro, formazione e acquisizione di nuove competenze, in primis quelle digitali, ma anche una crescente attenzione alle cosiddette competenze ‘trasversali’ e a quelle generiche, che consentono di adattarsi ai rapidi cambiamenti; impone, inoltre, una maggiore interazione tra mercato del lavoro e dell’istruzione e lo sviluppo di sistemi di apprendimento permanente e di formazione sul posto di lavoro, compresi i percorsi di ri-qualificazione.

 

Tra gli effetti dell’innovazione tecnologica sul mercato occupazionale il Rapporto indica un probabile aumento del lavoro autonomo: da un lato infatti le tecnologie digitali riducono i costi di informazione e di transazione nei mercati produttivi e del lavoro incoraggiando il lavoro autonomo, dall’altro possono contribuire a rendere questo l’unica opzione.

Sulle responsabilità dei governi nazionali e dei rispettivi decisori politici il Rapporto elenca alcune aree di miglioramento: la rimozione delle incertezze e delle lacune normative che ostacolano l’accesso al digitale, la  portabilità, il riuso e la condivisione di dati; lo sviluppo di una cultura della gestione dei rischi e di quadri di riferimento che prevedano un equilibrio tra la disponibilità dei dati e la protezione della sicurezza e privacy dei cittadini; la verifica dell’appropriatezza dell’uso delle decisioni automatizzate che sostituiscono l’intervento umano.

Il Rapporto sarà oggetto di discussione durante il vertice dei paesi del G7 di Taormina del 26 e 27 maggio prossimi.

 

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