12/12/2017
La condizione del lavoro autonomo tra necessità e opportunità

L'evento organizzato dall'Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche a Roma sull'identità del libero professionisti. Gli interventi di Confprofessioni

 La costruzione e la diffusione di un’identità, quella del libero professionista. E’ questo il concetto che ha fatto da filo conduttore dell’interessante iniziativa sulla galassia del lavoro autonomo, denominata “La condizione del lavoro autonomo tra necessità e opportunità”, che l’Inapp, l’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche, in collaborazione con l’Unione europea-Fondo sociale europeo e con il ministero del Lavoro delle Politiche sociali, ha promosso martedì 12 dicembre a Roma.

 

 

L’evento, che ha chiamato a raccolta alcuni dei principali esponenti degli organismi di rappresentanza del settore per un proficuo dibattito, ha contribuito a focalizzare l’identikit del lavoratore autonomo del nuovo millennio, confrontando pareri e proposte sulle principali tematiche del settore, dai sistemi contrattuali all’erogazione del credito, dalle agevolazioni fiscali al sostegno al reddito, dall’apprendimento permanente alla formazione, dalla certificazione delle competenze fino al grande nodo della previdenza per lo più legata alle gestioni separate.

 

 

Proprio sull’identità “in continua evoluzione” del professionista indipendente s’è soffermato, in apertura dei lavori, Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni. Il numero uno della Confederazione che riunisce 19 associazioni professionali (dagli architetti agli avvocati, dai commercialisti ai consulenti del lavoro, dagli operatori sanitari ai veterinari) ha evidenziato la grande frammentazione di questa galassia, mettendo l’accento anche sulla lunga serie di problematiche impellenti, quali la penalizzazione nel credito, con tassi d’interesse altissimi per i lavoratori autonomi, l’assistenza sanitaria integrativa, ma anche il fatto che l’iperammortamento non sia allargato ai professionisti. Stella, dopo aver ricordato il successo ottenuto nella battaglia per la riduzione dell’imposta sulla gestione separata Inps, ha infine salutato con favore il Jobs Act per gli autonomi, con il pregio di riunire sotto un unico tetto le professioni ordinistiche e quelle non ordinistiche.

 

 

Per Confprofessioni hanno parlato anche Andrea Dili, presidente di Confprofessioni Lazio, il quale ha snocciolato e approfondito i fattori – crollo dei redditi, inflazione di unità, scarse tutele, indifferenza della politica – che concorrono a determinare la “tempesta” che sconvolge il settore, pur intravedendo “il sole” per il futuro subordinato all’efficacia della rappresentanza. Franco Valente, direttore di Fondoprofessioni, ha individuato nel dinamismo e nell’indole al cambiamento gli aspetti di ottimismo per il settore che comunque vive una situazione attuale non esaltante; mentre Francesco Monticelli del centro studi di Confprofessioni ha sottolineato come la legge sul lavoro autonomo costituisca “un punto di arrivo, ma anche di partenza” in quanto si dovrà lavorare su tematiche ancora assenti, come il welfare e l’aggregazione tra professionisti.

 

 

Domenico Barricelli, ricercatore senior dell’Inapp ha ricordato come in Europa il numero degli autonomi abbia raggiunto 30,6 milioni di unità, “una realtà che la politica non può ignorare”. In Italia questa “galassia” comprende circa cinque milioni di persone, includendovi poco più di tre milioni di artigiani e commercianti, 1.385.000 liberi professionisti, 800mila professionisti non regolamentati, 310mila coadiuvanti, 235mila imprenditori e 31mila soci di cooperativa. Barricelli s’è quindi soffermato sulle principali evidenze provenienti dall’indagine “Lavoratori autonomi: identità e percorsi formativi. I risultati di un’indagine quali-quantitativa” pubblicata dall’Inapp – quando ancora si chiamava Isfol – nel 2013. Tra queste il nodo dei pagamenti, cioè dell’incasso delle fatture, la maternità e il congedo parentale, la malattia, l’infortunio, la gravidanza, ma anche l’accesso ai bandi e alle gare, la formazione – con il tema della deducibilità delle spese di formazione su cui è intervenuto il Jobs Act -, la certificazione, l’orientamento e il sostegno all’imprenditorialità, il diritto d’autore. Ed ancora le deleghe (professioni ordinistiche; certificazioni; asseverazioni; autentiche, ecc.), smart working (lavoro agile, con diritto alla disconnessione), contrattazione (trattamento economico non discriminante, con diritto all’apprendimento permanente e alla periodica certificazione delle competenze), dis-coll (indennità di disoccupazione).