FIMMG | 17/04/2019
Fimmg: massimo impegno per la chiusura dell’Accordo collettivo

Scotti: « I medici aspettano da dieci anni, non permetteremo alibi a nessuno». Di seguito il comunicato stampa della Federazione

Il segretario generale della Federazione Italiana Medici di medicina generale, Silvestro Scotti, ha commentato l’incontro tenutosi il 16 aprile nella Struttura Interregionale Sanitari Convenzionati (Sisac): «Prendiamo atto della scelta delle Regioni di non accettare una pre-intesa per adeguare più rapidamente i compensi dei medici di medicina generale e stabilizzarli al 2017. È evidente che a questo punto affrontare il rinnovo dell’intero accordo porterà un allungamento dei tempi che andrà ben oltre le elezioni europee di fine maggio».

 

Fimmg ha pertanto richiesto e ottenuto che la Sisac verifichi presso la Conferenza delle Regioni la necessità e l’urgenza di un nuovo atto di indirizzo riferito all’articolo 9 del “decreto semplificazioni” che in fase di prima applicazione sta già mostrando criticità connesse alla mancata contrattazione. Abbiamo sottolineato inoltre che in tempi estremamente rapidi le Regioni debbano risolvere la questione del riparto del fondo Inail, permettendo così che in Acn venga definito l’incremento della quota capitaria per i medici di medicina generale nonché gli arretrati, vista l’obbligatorietà imposta per legge con decorrenza dal primo gennaio 2019. «Sarebbe paradossale pretendere – continua Scotti – che un professionista debba effettuare obbligatoriamente una prestazione in assenza di una definizione preventiva dei legittimi emolumenti».

 

È bene sottolineare che per evitare inutili perdite di tempo e abbreviare i tempi delle trattative, Fimmg ha chiesto di adottare un metodo di lavoro che consenta di consolidare progressivamente i nuovi articoli concordati partendo dall’attuale Acn. «Appare evidente – conclude Scotti – che la Federazione vigilerà e si adopererà affinché tutti, Sisac, Comitato di Settore, Commissione Salute, Conferenza delle Regioni, Ministero siano “sul pezzo”. E “stare sul pezzo” è dare le giuste soddisfazioni economiche, professionali e motivazionali alla medicina generale italiana, attese da dieci anni, nella certezza che solo in questa maniera si possa arrivare alla salvaguardia del SSN e della necessità di assistenza dei cittadini».