Fare sistema per cogliere le opportunità normative

01/02/2016

Dalla legge di stabilità allo statuto del lavoro autonomo: incentivi, fondi Ue e welfare negli studi professionali

 

di Gaetano Stella

presidente di Confprofessioni

 

Dalla legge di stabilità allo statuto dei lavoratori autonomi. Il governo prova finalmente a cambiare passo sulle professioni. In poco più di trenta giorni sono numerosi, infatti, gli interventi legislativi che vanno a incidere in maniera sostanziale sulle attività libero professionali e sull'assetto competitivo degli studi professionali. In una fase economica durissima, che non ha ancora allentato la sua morsa, in particolare su determinate categorie professionali, si comincia a intravedere un disegno organico che, nonostante alcuni limiti importanti, aggancia la ripresa degli studi all'andamento reale dell'economia e getta le basi di un nuovo ciclo espansivo che, tuttavia, mantiene ancora contorni piuttosto sfumati.

 

Le misure messe in campo dal governo a sostegno dei professionisti e delle partite Iva lanciano, al tempo stesso, una sfida complessa e avvincente all'intero sistema professionale italiano, che dovrà necessariamente imparare a fare “sistema”, al di là di inopportuni personalismi e anacronistiche riserve che fino a oggi hanno zavorrato il ruolo economico e sociale dei professionisti nella società e la sua piena affermazione in un mercato dei servizi sempre più dinamico e competitivo. Ed è proprio su questo solco scivoloso che si gioca, almeno in parte, la capacità di dare una prospettiva strategica al futuro degli studi professionali. In un quadro normativo che si apre ai reali fabbisogni (economici e di welfare) dei professionisti, delle partite Iva e dei free lance, la risposta di reazione del sistema deve essere fulminea e corale, perché l'intero comparto (ognuno per le proprie peculiarità) ha già in sé le risorse e gli strumenti necessari per assecondare una nuova stagione di rilancio.

Se passiamo in rassegna le singole misure introdotte dalla legge di Stabilità 2016 non possiamo non osservare come determinate disposizioni legislative tendono a favorire una ripresa economica e occupazionale del comparto professionale. In questa direzione si muovono, per esempio, gli sgravi contributivi per le nuove assunzioni che verranno effettuate nel 2016 con contratti a tempo indeterminato o alle agevolazioni retributive e contributive collegate ai cosiddetti contratti di reimpiego (disciplinati anche dal Ccnl degli studi professionali), ma anche il restyling della detassazione dei premi di produttività che vengono ora agganciate a modelli di welfare innovativi (peraltro già codificati nell'ultimo Ccnl degli studi professionali). Allo stesso modo, l'innalzamento della soglia dei ricavi per l'accesso al regime fiscale forfettario, l'aumento della deducibilità Irap e il super ammortamento per gli investimenti in beni strumentali si possono configurare come interventi tesi appunto a stimolare la crescita, anche economica, degli studi. In alcuni casi è indubbio che si tratta di misure “a scadenza” e che i nodi verranno al pettine a distanza di qualche anno, ma rappresentano anche un punto di partenza per rimettere in moto un settore, quello professionale, che negli ultimi anni ha vissuto un progressivo impoverimento sia in termini reddituali, sia in termini di tutele.

 

I provvedimenti contenuti nella legge di Stabilità vanno inquadrati in un disegno legislativo più ampio e inclusivo che trova un'immediata corrispondenza nel disegno di legge sul lavoro autonomo, in queste ore all'esame del consiglio dei ministri. Si tratta di un passaggio delicato che riporta a sistema tutte le componenti del lavoro autonomo e professionale, introducendo una serie di tutele di welfare per i soggetti più deboli del mercato dei servizi professionali. Una logica condivisa da Confprofessioni che a più riprese ha sostenuto le battaglie del popolo delle partite Iva: dalla campagna “Non è un Paese per professionisti” al blocco dell'aliquota Inps per la gestione separata al più recente tweet bombing #noncigarba, promosso insieme alle principali organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori autonomi e free lance per evitare modifiche peggiorative all'impianto dello statuto dei lavoratori autonomi.

 

Anche in questo caso, possiamo serenamente notare come il legislatore abbia saputo accogliere le istanze che nascevano dalle categorie per garantire ai professionisti pari dignità con altri comparti produttivi. Certo, il cosiddetto jobs act sul lavoro autonomo presenta evidenti lacune soprattutto sul fronte fiscale e previdenziale e lascia aperto qualche dubbio sulla rigidità di talune disposizioni; tuttavia, il rispetto dei termini di pagamento, la deducibilità delle spese di formazione, l'accesso ai bandi pubblici, così come le indennità per la maternità o le tutele sulla malattia o gli infortuni estese a professionisti e partite Iva sono il segno tangibile di un rinnovato interesse, non ideologico, per una parte importante del tessuto economico del Paese. Tutele di welfare che il Ccnl degli studi professionali aveva già introdotto dieci anni fa per il personale dipendente degli studi e che con l'ultimo rinnovo contrattuale sono state implementate ed estese anche ai datori di lavoro, grazie all'avvio di una gestione autonoma, studiata ad hoc per assicurare ai titolari di studio una ampia gamma di prestazioni sanitarie integrative, che conta già l'adesione di oltre 43 mila professionisti. In questo ambito, quindi, non mancano gli strumenti per consentire ai lavoratori autonomi, partite Iva e free lance la possibilità di accedere al modello di welfare di Confprofessioni.

 

In tale contesto, la netta affermazione politica di aprire i bandi europei ai liberi professionisti assume una rilevanza ancora più significativa per le potenzialità di crescita che abbracciano tutto il comparto delle professioni. Su questo fronte, l'ultima novità contenuta tra le misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale conferma ed estende l'accesso ai piani operativi nazionali e regionali al di là della programmazione 2014/2020, già prevista dall'art. 1, comma 821 della legge 208/2015. Il passaggio della norma sui fondi europei dalla legge di stabilità allo statuto del lavoro autonomo non dovrebbe determinare un vuoto normativo e tantomeno nessun tipo di ostruzionismo da parte dei soliti poteri forti che guardano sempre con sospetto qualsiasi spinta innovativa che nasce dal mondo libero professionale. L'accesso ai fondi strutturali europei è una conquista collettiva che tiene insieme le organizzazioni di rappresentanza che si sono battute in sede comunitaria per affermare il ruolo economico delle professioni sul mercato e una larga parte delle istituzioni politiche italiane che, al di là del veicolo normativo, hanno saputo cogliere la portata innovativa del disegno di crescita del lavoro autonomo e professionale e del contributo che possono apportare alla crescita del Paese.

 

Le premesse che si evincono dal nuovo assetto normativo che ruota intorno alle professioni e al lavoro autonomo sono senz'altro positive, adesso la grande sfida che attende il sistema professionale è quella di calare nella realtà degli studi e delle partite Iva le risorse comunitarie così come le tutele di welfare. Operazione complessa, ma non impossibile. Gli strumenti operativi, come abbiamo visto, ci sono e Confprofessioni non farà certo mancare il suo apporto alla crescita del lavoro autonomo e professionale.