In Europa professioni a geometria variabile

26/05/2016

La Commissione Ue spinge per la deregolamentazione, ma attenzione alle specificità delle categorie. Che cosa ci ha insegnato la Conferenza di Bruxelles sulla regolamentazione professionale

 

di Gaetano Stella

presidente di Confprofessioni

 

In Europa, il termine professione è un concetto a geometria variabile. Ci sono i fioristi e i florovivaisti, gli agopunturisti e i chiropratici, i riparatori di biciclette e i rilegatori di libri, i buttafuori delle discoteche e gli steward degli stadi sportivi, i pescatori e i portuali, i camionisti e i calzolai, i gruisti e gli organisti... Insomma, ogni Stato ha le sue professioni e ognuna di queste ha la sua legge, il suo percorso formativo e, ovviamente, le sue criticità. È il risultato della ricognizione avviata dalla Commissione europea presso i paesi membri per migliorare l'accesso e favorire la mobilità dei professionisti all'interno del mercato unico, come disciplinato dalla direttiva sul riconoscimento delle qualifiche professionali. Nel database delle professioni regolamentate della Commissione se ne contano ben 589 (174 sono solo quelle italiane) e se a queste si aggiungono quelle non regolamentate il numero sale a quota 5.500. Un esercito di circa 50 milioni di persone che muove un giro d'affari di oltre 500 miliardi di euro.

Il Forum del Mercato unico, che si è svolto il 18 maggio a Bruxelles nel corso della conferenza della Commissione europea sulla Riforma della regolamentazione delle professioni. ci ha permesso di toccare con mano la realtà delle professioni in Europa e, soprattutto, che cosa intendono le istituzioni comunitarie quando parlano di professione. L'assunto che muove le fila dell'azione della Direzione generale Mercato interno (Grow) della Commissione, è quello di valutare una possibile deregolamentazione dei servizi professionali, giudicati ancora troppo chiusi e, quindi, ostacolo della libera circolazione dei professionisti nell'Europa dopo il Trattato di Schengen. Se l'ex commissario Antonio Tajani aveva messo a punto un articolato piano d'azione per rafforzare le libere professioni in Europa, la nuova strategia della Commissione è fortemente improntata ai principi di liberalizzazione. Secondo la Commissaria Elzbieta Bienkowska l'idea di una profonda riforma della regolamentazione professionale avrebbe un impatto economico rilevantissimo all'interno dell'Unione europea e il direttore generale della DG Grow, la britannica Lowri Evans, ha insistito sul fatto che una riduzione della regolamentazione professionale porterebbe alla creazione di 700 mila nuovi posti di lavoro.

La posizione della Commissione europea non ha avuto fin qui gli effetti sperati, soprattutto in Italia. Il lungo processo di riforma che ha investito le professioni a partire dal 2007 non ha innescato una crescita economica del settore; anzi negli ultimi cinque anni in Italia abbiamo registrato una contrazione del 20% dei redditi professionali e un indebolimento della qualità delle prestazioni. Di contro, il numero degli iscritti agli albi professionali è passato da 1,1 milioni a oltre 2 milioni tra il 1998 e il 2010 mostrando un elevato grado di apertura nell'accesso alla professione nel nostro Paese. Da questo punto di vista, il gap sul livello di regolamentazione colloca l'Italia tra i mercati europei più aperti, a differenza di quanto avviene, per esempio, in Germania.

Se poi caliamo il modello di deregolamentazione auspicato dai vertici della DG Grow nella realtà dei singoli Paesi, emergono specificità, puntualizzazioni e distinguo tante quante sono le professioni regolamentate censite dalla stessa Commissione. Nessuno mette in discussione l'intento della Commissione di rilanciare il mercato dei servizi e, quindi, delle professioni regolamentate in Europa, ma il processo di regolamentazione non può prescindere dal motivo imperativo di interesse generale a tutela dei “consumatori” che sta dietro ogni singola professione. Una battuta ha fotografato con estrema chiarezza la contrapposizione tra la linea della Commissione e quella dei professionisti: «Non siamo tutti fioristi».

La comparazione del grado di regolamentazione/liberalizzazione ha messo in evidenza profonde differenze tra i diversi Paesi europei, ma anche tra le stesse categorie professionali. Se è vero che in Europa esistono 99 diverse categorie di ingegneri civili e se è altrettanto vero che in Italia si contano oltre 300 avvocati per ogni 100 mila abitanti, contro i 75 della Francia è di tutta evidenza la necessità di una maggior armonizzazione dei quadri regolatori all'interno dei paesi comunitari. Nelle prossime settimane la Commissione avvierà un percorso di consultazione pubblica sui piani d'azione nazionali per mettere a punto le attività che dovranno portare all'adozione di un specifica normativa. Ma la strada da seguire non può essere solo e soltanto una deregulation, quanto piuttosto una semplificazione o, meglio, una better regulation.