Ddl lavoro autonomo, un punto di partenza per rilanciare davvero le professioni

11/03/2016

Le osservazioni e le proposte di Confprofessioni in audizione alla Commissione Lavoro del Senato

 

di Gaetano Stella

presidente di Confprofessioni

 

Il ddl sul lavoro autonomo non imprenditoriale è di un atto di equità che riconosce il valore e la dignità del lavoro autonomo e professionale, che accoglie le istanze di tutti i liberi professionisti e dei freelance e rappresenta il segno tangibile di un rinnovato interesse per una parte importante del tessuto economico del Paese. Dietro il generale apprezzamento per gli interventi proposti, alcune parti del disegno di legge però possono essere migliorate, sia nella definizione delle misure di tutela, sia sul fronte previdenziale e fiscale, prima di arrivare in tempi rapidi all'approvazione finale in Parlamento. Insomma, il provvedimento all'esame della Commissione Lavoro del Senato non è un traguardo, ma un punto di partenza per tracciare un nuovo percorso di crescita per il settore delle libere professioni e per l'intero Paese. È con questo spirito che Confprofessioni si è presentata davanti alla Commissione Lavoro del Senato lo scorso 9 marzo, segnalando alcune osservazioni che scaturiscono dalla sua duplice veste di rappresentante, da un lato, dei liberi professionisti e, dall'altro, dei datori di lavoro degli studi professionali. Un osservatorio privilegiato, quindi, per garantire equilibrio tra le parti.

Posto che il provvedimento si rivolge a tutti i rapporti di lavoro autonomo, comprese le professioni intellettuali per le quali è necessaria l'iscrizione in appositi albi, alcune misure contenute nel Ddl all'esame della Commissione Lavoro del Senato sono dirette principalmente a tutelare i lavoratori che prestano la propria attività “in via continuativa”, senza però individuarne una sua precisa definizione. E sempre tra le disposizioni relative alle clausole e condotte abusive sarebbe opportuno fissare puntualmente i termini del preavviso in caso di recesso del committente. Per una auspicata simmetria delle posizioni contrattuali, infine, sarebbe opportuno che il medesimo termine riguardasse anche il professionista/lavoratore autonomo.

Un altro capitolo rilevantissimo riguarda la deducibilità integrale delle spese di formazione, tema sul quale Confprofessioni si è battuta molto nelle sedi istituzionali. Non possiamo non accogliere con favore quanto introdotto dall'articolo 5 del ddl sul lavoro autonomo non imprenditoriale, anche se resta da capire se le spese collegate alla partecipazione di eventi formativi si possono considerare deducibili, magari fissando una determinata quota. Rimanendo sempre sul tema, Confprofessioni ha avanzato la proposta di istituire una soglia di deducibilità dei contributi versati volontariamente dai professionisti al sistema bilaterale degli studi professionali. L'obiettivo è quello di assicurare a tutti i lavoratori autonomi un'ampia gamma di prestazioni mutualistiche e l'accesso alle vantaggiose forme di welfare. Si tratta di una disposizione che, oltre ad assicurare una consolidata rete di servizi e di tutele, porterebbe a risultati importanti in termini di equità sociale.

Voltando pagina, il ddl sul lavoro autonomo rappresenta il degno coronamento degli sforzi che abbiamo compiuto in questi anni per assicurare a tutti i professionisti italiani l'accesso ai fondi strutturali europei. Se infatti la legge di Stabilità 2016 aveva aperto il varco nella programmazione 2014/2020, lo Statuto degli autonomi rende strutturale la partecipazione dei professionisti ai bandi europei. Dopo alcuni tentennamenti, il Parlamento ha riconosciuto pienamente questo diritto, eliminando qualsiasi pretesto e discriminazione nei confronti dei professionisti e togliendo qualsiasi alibi a quelle Regioni che per vari motivi limitavano l'accesso dei lavoratori autonomi ai bandi regionali. Ora si apre una nuova fase nella quale Confprofessioni sarà impegnata a livello regionale, affinché i professionisti possano beneficiare dei finanziamenti comunitari su tutto il territorio nazionale.

Davanti alla Commissione presieduta dal senatore Maurizio Sacconi, abbiamo poi sollevato alcune questioni, non marginali, sul riconoscimento, sacrosanto, del diritto di gravidanza, malattia e infortunio dei lavoratori e delle lavoratrici autonome. La nostra attenzione si è soffermata, in particolare su quei professionisti iscritti in albi professionali che, costretti ad interrompere la propria attività per ragioni di salute, sono comunque obbligati a versare i contributi minimi annuali imposti dalle Casse professionali, senza la possibilità di sospendere il pagamento dei contributi obbligatori per malattia. Da questo punto di vista, le disposizioni introdotte nel ddl sul lavoro autonomo, così come formulate, potrebbero determinare rilevanti problematiche applicative e rappresentano una potenziale penalizzazione, non una tutela, per il professionista.

Al di là dell'apprezzamento per gli interventi proposti e delle specifiche osservazioni che abbiamo presentato sull'articolato, siamo convinti che il ddl sul lavoro autonomo possa rappresentare il miglior veicolo normativo per affrontare questioni mai risolte che toccano da vicino i professionisti e le partite Iva. Numerose sono le proposte che abbiamo consegnato alla Commissione Lavoro del Senato per arrivare a definire un quadro normativo equo, che consenta ai professionisti di competere ad armi pari sul mercato dei servizi professionali. In questo senso, per esempio, abbiamo segnalato la necessità di un intervento strutturale sul sistema contributivo che grava sui lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata presso l’Inps, allineando la contribuzione dei professionisti senza cassa a quella dei commercianti e artigiani, rimuovendo così un elemento di grave iniquità che colpisce il lavoro autonomo e le professioni non regolamentate. Sempre sul fronte previdenziale, abbiamo ribadito l'urgenza di porre fine alla doppia imposizione che pesa sulle Casse dei professionisti e che penalizza soprattutto i più giovani. Allo stesso modo, giudichiamo non più rinviabile un intervento definitivo sull'Irap. E se è vero che il ddl sul lavoro autonomo rappresenta un cantiere aperto per fornire ai professionisti gli strumenti necessari per diventare sempre più competitivi sul mercato, perché non portare nell'alveo dello Statuto anche la disciplina sulle società tra professionisti (Stp)? In uno scenario economico in continua evoluzione, i professionisti avvertono la necessità di strumenti che facilitino l’aggregazione, l’interdisciplinarietà e nuove sinergie trasversali, le Stp sono certamente uno di questi, ma anche i contratti di rete possono rappresentare un fattore che favorisca l'aggregazione ed il rafforzamento del lavoro professionale, che soffre ancora di un eccessivo individualismo.