La Long Term Care nelle professioni, a che punto siamo?

23/04/2018

di Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni

Negli ultimi 40 anni la speranza di vita è costantemente aumentata in Italia come in Europa, grazie a stili di vita più sani e a scoperte mediche e scientifiche che hanno ridotto la mortalità precoce. Sul piano etico e sociale si tratta certamente di una conquista di civiltà; tuttavia il progressivo invecchiamento della popolazione nei prossimi decenni, associato alla costante riduzione delle nascite, solleva una serie di questioni che vanno al di là delle trasformazioni demografiche e di nuovi modelli familiari ancor più ridimensionati rispetto al recente passato. La sfida che attende il nostro Paese e, più in generale le economie più evolute, riguarda infatti la sostenibilità del sistema sia nella sua componente pubblica che in quella privata.

 

Attualmente in Italia vivono 13,5 milioni di persone con più di 65 anni, pari al 22% della popolazione. Tra meno di trent'anni, tale percentuale è destinata a salire a quasi il 34%, determinando uno sbilanciamento strutturale nella composizione della popolazione. La struttura demografica del Paese, insieme con altri parametri che tengono conto dei flussi migratori, delle dinamiche occupazionali e dei tassi di crescita della produttività incidono significativamente sulla spesa pensionistica e sul sistema pubblico socio-sanitario. Le previsioni della Ragioneria dello Stato, aggiornate al 2017, indicano una progressiva espansione della spesa pensionistica che passa dal 14,8% del Pil nel 2010 al 18,5% nel 2040; parallelamente, nello stesso periodo la spesa sanitaria sale dal 6,8% al 7,4% del Pil. In valori reali, la spesa sanitaria pubblica corrente ammonta a 112,5 miliardi di euro. A questa, si aggiungono inevitabilmente i costi a carico delle famiglie. Nel 2016 la spesa sanitaria privata ha superato i 37 miliardi di euro, pari a una spesa pro-capite di 2.466 euro annui.

 

Una delle componenti più significative della spesa sanitaria riguarda l'assistenza a lungo termine, la cosiddetta Long Term Care (LTC), ovvero quell'insieme di prestazioni sanitarie erogate a persone non autosufficienti che, per motivi di invecchiamento, malattie croniche o disturbi mentali, necessitano di un'assistenza continuativa. Nel 2016 la spesa pubblica per LTC ammonta all’1,8% del Pil (circa 30 miliardi di euro), di cui circa due terzi erogata a soggetti con più di 65 anni e circa 1,9 milioni di persone hanno percepito l'indennità di accompagnamento. Va aggiunto che i costi per l'assistenza sanitaria a lungo termine a carico delle famiglie rappresentano circa il 23% dalla spesa complessiva. In questo ambito, l'invecchiamento della popolazione rappresenta un fattore determinante sui costi sanitari nel suo complesso.

 

Il tema della non autosufficienza rappresenta dunque il banco di prova delle politiche sociali e sanitarie e della sostenibilità della spesa pubblica nei prossimi anni. Ma è altresì un terreno fertile su cui impiantare nuovi modelli di welfare universalistici, coinvolgendo tutta la filiera: dallo Stato alle parti sociali, dalle fondazioni agli enti bilaterali, dai servizi finanziari e assicurativi alle imprese e ai professionisti, dalle reti sociali alle associazioni di categoria, fino alle famiglie.

 

Da questo punto di vista, negli ultimi dieci anni il sistema delle libere professioni è stato un interessante laboratorio d’innovazione nelle politiche di welfare e, in particolare, nello sviluppo delle prestazioni e degli strumenti afferenti la LTC. Alcune casse di previdenza hanno attivato coperture collettive di assistenza sanitaria di lungo periodo per garantire, ai professionisti attivi e ai pensionati iscritti di età inferiore ai 70 anni che si trovino in condizioni di non autosufficienza, l’erogazione di una rendita vitalizia. Le coperture LTC di base sono attivate automaticamente per gli iscritti alle casse previdenziali che si fanno carico degli oneri finanziari. In questo ambito, le condizioni di non autosufficienza vengono riconosciute sulla base delle cosiddette ADL (attività di vita quotidiana), ovvero se il professionista non è in grado di svolgere autonomamente almeno tre ADL (lavarsi, vestirsi, nutrirsi, andare in bagno, mobilità, spostarsi).

 

Un altro fronte molto attivo ruota intorno alla contrattazione collettiva. Il Ccnl degli studi professionali, firmato da Confprofessioni e dalle organizzazioni sindacali del comparto, ha introdotto a partire dal 2010 una forma di assistenza socio-sanitaria a sostegno della famiglia, denominata appunto Pacchetto Famiglia, che prevede una serie di interventi legati anche alla non autosufficienza e gestiti attraverso la Cassa di assistenza sanitaria integrativa per i dipendenti degli studi professionali (Cadiprof). A differenza degli interventi delle Casse previdenziali tarati esclusivamente sulla figura del professionista, il modello sviluppato da Cadiprof riflette fedelmente la realtà (e le esigenze) dei lavoratori degli studi professionali, dove la presenza femminile sfiora il 90% della popolazione assistita (circa 200 mila iscritti) e l’età media non supera i 40 anni di età.  Le prestazioni erogate attraverso il Pacchetto Famiglia sono infatti calibrate sull’iscritto che deve sostenere delle spese per l’assistenza e la cura di un familiare non autosufficiente (convivente o facente parte del nucleo familiare), che necessita di assistenza continua. Tenuto conto della età media piuttosto giovane della popolazione degli studi, quindi, il contributo erogato attraverso il rimborso di una quota annua delle spese sostenute è diretto al lavoratore che deve fronteggiare la non autosufficienza di un genitore anziano o comunque di un familiare in linea retta o collaterale di primo grado (figli, coniuge, fratello/sorella). Per avere un’idea del ventaglio delle prestazioni coperte dalla garanzia basterà citare gli strumenti e le prestazioni di assistenza specifica alla persona, come carrozzina, badante, l’assistenza infermieristica, le rette degli istituti di accoglienza; o le prestazioni mediche e i presidi sanitari prescritti dal medico curante, come visite, analisi, farmaci, pannoloni, creme da decubito, presidi sanitari di supporto…

 

Gli interventi Cadiprof a favore degli iscritti con familiari in condizione di non autosufficienza hanno permesso di gestire quasi 5 mila pratiche in otto anni, con una significativa progressione della domanda negli ultimi quattro anni, a fronte di circa 5,5 milioni di euro erogati a favore di oltre 1.800 soggetti interessati dalla misura. Alla luce dell’esperienza fin qui maturata negli studi professionali, si può affermare che le politiche e gli strumenti messi in campo per consentire ai dipendenti attivi di affrontare le spese legate alla LTC rappresentano a tutti gli effetti una vera e propria forma di integrazione reddituale che interviene a sostegno della popolazione assistita.

 

L'assistenza sanitaria a lungo termine è uno dei temi più rilevanti su cui si stanno concentrando le parti sociali del Paese. Gli interventi, anche i più efficaci, fino a oggi realizzati in diversi ambiti del mercato del lavoro non consentono, infatti, di guardare al futuro con sufficiente serenità. Oltre al crescente invecchiamento della popolazione e al costante decremento demografico, nel giro di vent’anni è atteso un picco di accessi al sistema pensionistico e la percentuale di pensionati rispetto ai lavoratori attivi passerà dall’attuale 37% al 65% nel 2040. Anche il settore delle libere professioni non è immune al fenomeno, particolarmente nell’ambito delle professioni sanitarie. Una recente indagine condotta dalla Federazione dei medici di medicina generale e dal sindacato dei medici dirigenti Anaao, afferma infatti che tra dieci anni andranno in pensione 33.392 medici di base e 47.284 medici ospedalieri. L’impatto sociale di questi fattori, come abbiamo visto, determinerà un significativo aumento della spesa pensionistica e, parallelamente, di quella sanitaria.

 

Le ipotesi di lavoro sul tavolo delle parti sociali sono numerose e altrettanto valide. In diversi ambiti economici si stanno studiando soluzioni per garantire efficaci e sostenibili prestazioni di assistenza sanitaria a lungo termine. Nell’ambito del settore delle libere professioni, le parti sociali stanno elaborando un percorso innovativo sulla LTC che in forma collettiva e mutualistica preveda l’adesione del lavoratore a un meccanismo di accumulo delle risorse/contributi raccolti nel corso della vita lavorativa, da utilizzare al verificarsi di una condizione di non autosufficienza. L’alveo naturale, in questo caso, è la contrattazione collettiva (di primo o di secondo livello), perché è proprio nella contrattazione collettiva che si possono individuare le risorse e le premialità da destinare allo “zainetto contributivo” che, attraverso un meccanismo di portabilità, garantisca al lavoratore una posizione spendibile nel LTC per tutta la vita. Si tratta di un modello che facendo leva proprio sulla giovane età della popolazione degli studi professionali punta a una maggiore fidelizzazione delle risorse umane in un settore caratterizzato da una alta mobilità. Tra le diverse ipotesi intorno alle quali si sta lavorando c’è anche quella di destinare una quota della contribuzione per le finalità di Long Term Care, attraverso un sistema di compartecipazione tra datore di lavoro e dipendente, con il duplice vantaggio di consentire al datore di lavoro la deducibilità del costo e assicurare al lavoratore una nuova tutela sulla non autosufficienza. Parallelamente, si stanno valutando una serie di servizi innovativi (case di cura, residenzialità, centri diagnostici convenzionati…), messi a disposizione dalle compagnie assicurative, sempre molto attente alle dinamiche demografiche del nostro Paese.

 

In conclusione, l’obiettivo che si prefiggono tali modelli di interventi sulla LTC ha diverse articolazioni, le più importanti delle quali insistono prima di tutto sulla dignità della persona in un momento doloroso della propria vita, ma anche sul virtuoso risparmio in termini economici che beneficerebbe il Servizio sanitario nazionale. La strada resta comunque segnata se vogliamo vivere più a lungo e, soprattutto, meglio.

 

 

Intervento pubblicato sul Quaderno di approfondimento 2018 “Le sfide della non autosufficienza”, a cura del Centro studi e ricerche Itinerari previdenziali