Il professionista 4.0. L'evoluzione delle competenze professionali tra normativa e mercato

04/12/2017

di Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni

Pubblichiamo la relazione del presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, al Congresso Nazionale della Confederazione italiana libere professioni, svoltosi a Roma il 15 novembre 2017.

 

L’anno scorso, più o meno in questa data, avevamo festeggiato i 50 anni della nostra Confederazione con eventi che abbiamo passato alla Storia. Molti di voi, qui presenti, ricorderanno il momento più toccante: il Giubileo delle professioni celebrato in Piazza S. Pietro, da Sua Santità, Papa Francesco.

Ma ricorderete anche il protocollo sottoscritto lo scorso novembre con il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, sulla formazione tecnologica dei detenuti nei penitenziari italiani. Ebbene, il programma sta procedendo a gonfie vele: finora ben sei case di reclusione hanno avviato percorsi formativi finanziati da Confprofessioni, Cisco e Vodafone insieme ad altri partner.

L’odierno appuntamento congressuale non è meno impegnativo, come testimoniato dal ricco programma della giornata. Affronteremo i grandi temi di attualità e daremo spazio a quelli del prossimo futuro.

In apertura è stato presentato il primo Rapporto 2017 sulle libere professioni in Italia, elaborato dall'Osservatorio delle libere professioni di Confprofessioni. L’idea di dar vita ad un Osservatorio è nata dalla necessità di conoscere meglio e approfondire il mondo delle libere professioni che, al di là dei numeri rilevanti che conosciamo, rappresenta il 12.5% del Pil, ma non è mai stato studiato a fondo, o quantomeno a sufficienza, nelle sue molteplici sfaccettature.

È un settore dinamico, in continuo cambiamento soggetto alle numerose sfide di un mercato sempre più aperto, competitivo e globalizzato. Il compito di Confprofessioni, quale corpo intermedio utile e innovativo per l'universo che rappresenta, non può essere solo quello di tutelare gli interessi di oggi - sulla scia di una tendenza alquanto diffusa oggi che, per maggiore visibilità, rischia di scivolare verso una deriva populista - ma soprattutto quelli di domani e quindi proiettarsi in un arco temporale di medio periodo.

Il Rapporto sulle libere professioni sarà quindi un impegno annuale, che andremo ad aggiornare, arricchire e analizzare ogni volta con nuovi dati, informazioni e indagini raccolte presso le banche dati delle principali Istituzioni.

Un  dato particolarmente significativo emerso dal Primo Rapporto riguarda la crescita occupazionale della libera professione tra il 2009 e il 2016, in un periodo di profonda crisi economica, configurandosi quindi come un “segmento” anticiclico dell’occupazione. Nel medesimo periodo sono visibilmente calate le imprese, i collaboratori, i soci delle cooperative, i lavoratori autonomi. Possiamo quindi tranquillamente affermare che le libere professioni sono l’unica componente che ha tenuto sotto il profilo numerico anche se, soprattutto le nuove generazioni, sono a rischio di una nuova ”proletarizzazione” e quindi più bisognose di tutele e di rappresentanza.

 

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La centralità delle libere professioni, non solo quantitativa ma strategica, cuore dei lavoratori della conoscenza della società contemporanea, ha suscitato l'attenzione delle Istituzioni a livello europeo, italiano (Governo e Parlamento) e anche regionale, che mai come nell’ultimo anno hanno legiferato in materia.  

Il 2017 è stato infatti un anno importante per noi professionisti. Ha visto la luce il Jobs act sul lavoro autonomo, la legge 81/2017, dopo un ampio dibattito parlamentare al quale Confprofessioni ha dato un grande contributo. La legge rappresenta un primo concreto tentativo di venire incontro ad una categoria, quella del lavoro autonomo e professionale, colpita pesantemente dalla crisi economica, priva di garanzie sociali e che non gode di privilegi e aiuti come altri settori dell’economia nazionale.

Sono state  introdotte nuove tutele (maternità, malattie, infortuni, tempi certi per i pagamenti), riconosciuti strumenti da utilizzare per rilanciare il comparto (formazione, contratti di rete, partecipazione a bandi pubblici e accesso a regime ai fondi europei). Sono state altresì previste e rimandate a successivi decreti delegati interventi in materia di sussidiarietà di funzioni pubbliche per alleggerire il carico di lavoro della P.A., di revisione delle norme in materia di sicurezza negli studi professionali e di welfare affidati alle nostre casse professionali.

Sul primo punto il ruolo sussidiario che il libero professionista può apportare, deve tradursi in uno snellimento burocratico per imprese e cittadini, (abbiamo un’idea ben precisa di quanto tutto ciò costi in termini di tempo, di soldi e di frustrazione) ma non può e non deve tradursi solo in un aggravio di investimenti e di responsabilità. I liberi professionisti non dovranno essere dei semplici intermediari, ma dovrà essere riconosciuto il valore del loro apporto in termini di competenze qualificate e, quindi, prevedere un riconoscimento economico della prestazione professionale.

Parte da qui la nostra “battaglia” sull’equo compenso. Il legislatore deve specificare il valore economico della prestazione, per evitare l’innesco di un mercato al ribasso che può nuocere alla qualità della prestazione e agli interessi pubblici sottesi. L'equo compenso è un principio non più derogabile, anche alla luce di recenti sentenze del Consiglio di Stato, e può essere introdotto nel nostro ordinamento già in questa legislatura nel D.L. fiscale o nella Legge di Bilancio, se esiste veramente una volontà politica in tal senso.

Oggi abbiamo con noi il Sen. Maurizio Sacconi e l’On. Cesare Damiano che hanno presentato nelle rispettive Commissioni parlamentari due testi sull’equo compenso, che possiamo definire speculari e ai quali va riconosciuto il merito di aver sollevato il problema e di aver sensibilizzato un dibattito condiviso dalla e nella nostra Confederazione.

Da parte nostra abbiamo sempre prestato moltissima attenzione alle tutele dei professionisti e lo dimostrano le misure introdotte nel CCNL studi professionali.  L’assistenza sanitaria e non solo, estesa anche ai datori di lavoro, rappresenta un unicum nel panorama giuslavoristico italiano. Finora le adesioni agli strumenti di welfare contrattuale sono state numerosissime e i risultati sorprendenti sotto il profilo del rapporto tra costi e qualità delle prestazioni erogate. Abbiamo capito che la strada intrapresa è quella giusta.

Ma non basta. In occasione della nostra audizione al Senato sulla Legge di Bilancio 2018, abbiamo esortato il Governo e il Parlamento affinché si possa estendere a tutti i liberi professionisti e lavoratori autonomi l’assistenza sanitaria integrativa, gestita da casse mutue o dai nostri enti bilaterali, consentendo la deducibilità parziale dei contributi versati. Questo intervento potrà rivelarsi molto utile soprattutto per i giovani professionisti che avranno a disposizione un ampio ventaglio di prestazioni sanitarie di qualità a costi decisamente contenuti.

La nostra attività sul fronte delle tutele è testimoniata anche da un'altra iniziativa che abbiamo avviato nell’anno in corso tesa a rafforzare e implementare le misure di sostegno a favore dei professionisti datori di lavoro, sottoscrivendo un accordo sindacale per l’avvio di un fondo di solidarietà del comparto che sarà chiamato ad intervenire in caso di situazione di crisi dello studio professionale.

Un altro fronte che ci vede in prima linea è certamente l'Europa. A Bruxelles, sede del nostro Desk europeo, stiamo presidiando con estrema attenzione i lavori della Commissione europea e le problematiche che possono scaturire dal Pacchetto Servizi. Recentemente abbiamo presentato, anche attraverso il Ceplis, una serie di modifiche migliorative alla proposta di Direttiva.       

Non solo. Stiamo lavorando per consentire ai professionisti italiani di beneficiare delle opportunità che già oggi l'Europa ci offre. Faccio riferimento, evidentemente, ai fondi strutturali europei. Una conquista storica che ci ha visto protagonisti prima a Bruxelles e poi a Roma. Oggi in Italia i fondi europei sono stati estesi ai professionisti, grazie al pressing che siamo riusciti a imprimere alla legge di Stabilità del 2016 e al Jobs act del lavoro autonomo che li ha messi a regime.

Molte Regioni hanno già pubblicato dei bandi specificatamente rivolti alle libere professioni, ma c'è molto ancora da fare. Confprofessioni sta intervenendo con una ampia azione informativa attraverso il monitoraggio dei fondi gestiti direttamente dalla Commissione europea e dei fondi strutturali gestiti dalle Regioni e dai Ministeri per segnalare ai professionisti le opportunità rappresentate dai fondi europei.

Questa iniziativa si avvale della partnership editoriale de Il Sole 24Ore, il primo quotidiano economico finanziario italiano che periodicamente pubblica nella sezione “Norme e Tributi” alla pagina “Incentivi e agevolazioni” una scheda bando curata da Confprofessioni. Inoltre, stiamo completando il ciclo Europrogettazione, un programma formativo nelle regioni italiane per rafforzare le competenze interne delle delegazioni regionali in materia di fondi europei.

Emerge qui con chiarezza come la nostra azione parta da reali esigenze e opportunità per offrire misure concrete e accessibili a tutti i liberi professionisti e lavoratori autonomi non solo sul fronte delle tutele e del welfare, ma anche sulle problematiche del fisco, della previdenza, dei fondi europei, del credito, che ci vedono costantemente impegnati con le istituzioni e con i decisori politici di ogni ordine e grado.

Siamo giunti alle battute finali dell'attuale legislatura, ma il disegno strategico della nostra azione confederale non si esaurisce qui. Abbiamo di fronte a noi una campagna elettorale piena di incognite per il futuro del Paese e delle professioni e questo ci spinge a intensificare ancora di più le relazioni con i partiti e la classe politica che si accinge a governare il Paese, mantenendo la barra dritta sui diritti dei professionisti e sul contributo di idee e proposte che vogliamo dare per far crescere il nostro Paese, la nostra professione, le nostre attività professionali rispetto alla società e alle economie del futuro.

 

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Uno degli scenari che certamente riguarderà il nostro settore sarà la trasformazione dei servizi intellettuali. Si tratta di comprendere le trasformazioni in atto e valutarle con equilibrio, stimolando il settore ai necessari cambiamenti ma al contempo ricercando le idonee misure, anche normative, per la salvaguardia, pur in un nuovo contesto, dei caratteri del professionalismo.

L’impatto delle tecnologie sul lavoro libero-professionale è certamente dirompente anche se, rispetto ad altri settori produttivi, qui la digitalizzazione è penetrata più lentamente. Una recente ricerca dell’Osservatorio “Digital Innovation” del Politecnico di Milano sottolinea che «nel mondo delle professioni la capacità generatrice di valore da parte dell’innovazione digitale è stata inizialmente compresa da pochi».

Benché la spesa degli studi professionali nella digitalizzazione sia in crescita (si stima che i professionisti abbiano investito oltre 1,1 miliardi di euro in tecnologia nel 2015, spesa incrementata del 2,5% nel 2016), al momento è solo il 40% degli studi a vedere nell’IT uno strumento per lo sviluppo del proprio studio.

La rivoluzione dei modelli organizzativi, la multidisciplinarietà degli studi professionali, l’apertura ai mercati internazionali e la digitalizzazione impongono una riflessione e un cambiamento del tradizionale modo di operare dei professionisti del nostro Paese. Occorre ricordare che in Italia la struttura organizzativa degli studi è ancora legata alla dimensione monoprofessionale. Una dimensione che non consente di competere con realtà sempre più strutturate e dalle dimensioni vaste ed articolate. Diventa allora prioritario un nuovo approccio più “imprenditoriale” alla professione, sfruttando le agevolazioni che le norme destinano al mondo imprenditoriale, ma anche  tutti gli strumenti messi a disposizione dalle nuove tecnologie, perché nei prossimi 10 anni il 30-40% delle attività tradizionali potrebbero scomparire o essere esercitate da software e da sistemi di intelligenza artificiale.

Dobbiamo aggiungere un altro tassello fondamentale per lo sviluppo degli studi professionali in Italia: l’accesso al credito.       
Per favorire questo nuovo approccio culturale, recentemente abbiamo sottoscritto una partnership con uno dei primari istituti di credito italiano per finanziare i processi di crescita e di innovazione, a condizioni competitive.

La sfida consiste dunque nel favorire e promuovere processi aggregativi tra i professionisti, nella forma degli studi associati, ma soprattutto delle Società tra professionisti. Sfida che anche in questo caso è anzitutto culturale e va affrontata a partire dai percorsi formativi, che devono favorire lo sviluppo di competenze dinamiche, quali il co-working, e diffondere la consapevolezza che la collaborazione con altri professionisti determina economie organizzative, scambio di competenze e possibilità di supporto reciproco.

Il digitale è una rivoluzione che coinvolge tutti e tutto. Non può essere osteggiata o ostacolata ma deve essere compresa e orientata. Per questo Confprofessioni dà il suo sostegno alle misure che il Governo sta lanciando per recuperare il gap digitale che mina la competitività del nostro Paese. E in questo ambito il professionista vuole e può giocare un ruolo centrale nella rivoluzione digitale. 

Le professioni hanno sempre messo al centro la competenza e i saperi, continuamente aggiornati e rigenerati per stare al passo con i tempi e per prestare consulenze alla propria clientela di alto livello.

Siamo consapevoli, nel contempo, che molti professionisti guardano con preoccupazione alcune iniziative del digitale che sono state tollerate dai regolatori per le loro caratteristiche particolarmente innovative soprattutto verso il consumatore finale ma che rischiano di creare una concorrenza sleale con le attività più tradizionali, più regolate. Ed è proprio per questo motivo che dobbiamo intervenire e giocare un ruolo a tutto campo nella trasformazione digitale, ruolo particolarmente rilevante in alcuni specifici ambiti innovativi sia per diffonderli, sia per monitorarli. 

Il Professionista 4.0, titolo di questo congresso, non vuole essere solo uno slogan ma l’avvio di un vero e proprio percorso e un impegno concreto per gestire al meglio la rivoluzione digitale assicurando crescita professionale, occupazione e qualità dei servizi erogati e un lavoro a dimensione umana.

Presenteremo in primavera un manifesto del professionista 4.0 che vuol essere un insieme di proposte e richieste da presentare al Governo e alla Società civile, e che ci auguriamo venga adottato, perché bisogna rendere competitivo il settore professionale valorizzando l’economia della conoscenza. Non è facile prevedere il futuro, in una società o in una economia che cambiano velocemente, ma il modo migliore per proteggere il lavoro professionale è sostenerlo nel cambiamento, aggiornandolo e innovando.

Sappiamo però che il futuro dipenderà da noi e da come ci prepareremo.